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30/12/2005

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Sono violentunknownevent e approvo questo post. 22:32 | link | commenti (1) |
Re: fine, croci, automutilazione, esilio, il diavolo, gummo, il nudo suono della paura

 

24/07/2005
Croci. 3

Nascere morti. Non nascere affatto. Nascere, ma vivere con i crampi della fame, o qualche cazzo di malattia. Finire sotto una macchina a diciannove anni, con la testa piena di progetti sul futuro. Beccarsi un cancro allo stomaco a quarant’anni, con una moglie e due figli da mantenere. Vivere fino a ottant’anni come automi idioti, senza poter vedere, ne sentire, ne parlare.

Sento la puzza dell’olio bruciato, mentre i servoconduttori vanno a puttane. Indietro tutta, Capitano. La macchina, un ingombrante scarafaggio da dieci tonnellate, si muove goffamente a ritroso, mentre i condotti idraulici protestano come vespe impazzite. Gli strumenti di bordo (a dir la verità si tratta solo di un visore a testa alta, un head up display, con le cifre degli indicatori in rosso fosforescente e le linee di prospettiva del mirino proiettate direttamente sulla retina) segnalano livelli prossimi allo stato critico.

Gesù Cristo è un supereroe, vola e lancia raggi dalle mani. Il mio esoscheletro, anche se pesantemente corazzato e armato, non può competere con la Sua potenza. Le croci di Tibet bruciano sulla collina, il Golgota forse. Quando la sua sagoma è ben delineata nell’H.U.D. gli sparo un paio di missili con testata a ricerca di calore e mi tuffo (con l’agilità di un rinoceronte) al riparo della trincea più vicina. Non mi illudo di beccarlo, ma spero almeno di riuscire a impensierirlo quel tanto che basta per trovare una posizione più favorevole.

Troppo tardi mi accorgo che non sono saltato in una trincea ma in un fiume di lava. Il metallo intorno a me urla e si contorce, poi inizia a fondere. Un altro trucco dell’Onnipotente nemico. Il mio mezzo da combattimento è dotato di un amplificatore neurale: la mia volontà può diventare realtà. Con uno sforzo enorme mi concentro, e il flusso di magma si muta in un innocuo corso d’acqua. I secondi che ho perso, però, sono bastati al Salvatore per arrivarmi addosso. I miei missili non l’hanno neppure sfiorato.

Lo vedo appena mentre mi corre incontro alla velocità del pensiero, mentre sto ancora tentando di sollevare l’esoscheletro fuori dall’acqua. Alzo il maglio corazzato e lo abbatto con furia davanti a me: lo prendo in pieno, ma il contraccolpo mi fa di nuovo scivolare in acqua. Lui viene sbalzato lontano, e vedo sangue e cartilagine schizzare fuori dal suo cranio spaccato. Un maglio idraulico da venti tonnellate di pressione non perdona neppure il Cristo!

Di nuovo puzza di olio bruciato: la gamba destra del robot è partita. Zoppicando, mi tiro fuori dal torrente appena in tempo per fronteggiare una nuova carica. Gesù Cristo mi arriva addosso con un ghigno idiota e la testa mezza spaccata, da cui colano fuori le cervella. Sembra un gigante, è più alto persino della mia tuta da combattimento di tre metri. Si abbatte su di me con uno schianto, la gamba lesa cede, ruzzoliamo aggrovigliandoci l’uno sull’altro. Il mio metallo strazia la Sua Carne, vengo investito da fiotti di sangue caldo. Con i guanti corazzati della tuta riesco ad afferrargli le braccia e le tiro verso l’esterno, cercando di strapparle dal tronco.

Il Suo Volto si torce in una smorfia di dolore. I tendini sono i primi a cedere ed esplodono fuori dalla pelle, poi viene via tutto il resto, carne, muscoli, ossa, con un curioso rumore di tela strappata. Il Figlio di Dio si guarda per un attimo l’attaccatura delle spalle come se qualcuno gli avesse stracciato le maniche della giacca, poi si butta a testa bassa, diventando ancora più grande. La Sua Fronte squarciata colpisce l’esoscheletro proprio all’altezza dell’abitacolo corazzato in titanio: come se fosse burro lo oltrepassa, lo accartoccia, penetra all’interno. La Sua Carne si unisce con la mia, il nostro sangue si mescola, mentre le mie budella, il pancreas, il fegato schizzano fuori o collassano su loro stessi.

I due giganti, quello di carne e quello di metallo, si uniscono inestricabilmente, gli angoli duri scalfiscono la pelle morbida e ne traggono fiotti di liquido rossastro, poi penetrano fino a intaccare l’osso. Ancora per un istante, le due masse sono riconoscibili, come arlecchini impegnati in una danza di morte, poi diventano tutt’uno. La mia carne e quella di Cristo, finalmente, sono una cosa sola.

Comunione

Sono mutewinter e approvo questo post. 21:59 | link | commenti (8) |
Re: croci, il diavolo

 

12/07/2005
Croci. 2

D’estate, su quei giornali tipo "Amica" o "L’Espresso", dove fanno quegli stupidi test, dovrebbero mettere questo: "credi in Dio o nel demonio?". I quesiti sarebbero: come si manifesta, secondo te, il diavolo?

a) come una mosca sul soffitto (cinque punti)

b) come gli alberi scossi dal vento (dieci punti)

c) come qualsiasi altro individuo tranne me (quindici punti)

d) come qualsiasi individuo, io compreso (venti punti).

Qual è la tua psicosi preferita?

a) la megalomania (cinque punti)

b) il senso di inferiorità (dieci punti)

c) la mania depressiva (quindici punti)

d) il senso di colpa (venti punti).

E così via… Alla fine, chi totalizza almeno duecento punti è sicuramente un adoratore latente del demonio.

Costruii un piccolo altare, e ci misi sopra le immagini dei santi che più amavo: Santa Chiara, San Francesco, Santa Teresa d’Avila, San Giorgio che uccide il drago, la Madonna. Guardai quei santini a lungo. Poi, con un evidenziatore giallo, tracciai un circolo intorno al piede destro della Vergine, quello che schiaccia la testa del serpente. Con una lente d’ingrandimento guardai con attenzione il muso della serpe: la lingua biforcuta spuntava fuori come se stesse rantolando in punto di morte, ma i suoi occhi avevano la solita astuzia di sempre.

Aprii il palmo della mano, e con un pennarello nero tracciai una croce lucida d’inchiostro sulla pelle. Vista da vicino, esaminando ogni poro dell’epidermide, quella croce aveva una strana proprietà: sembrava vivere, respirare. Presi una polaroid, girando la mano in modo che la croce risultasse invertita. Tutto sembrava molto più grande, nell’istantanea.

"Un giorno o l’altro morirò," dissi ad alta voce, anche se non c’era nessuno nella stanza oltre me, "questa croce resterà."

Presi il temperino e iniziai a incidere lentamente la pelle seguendo le linee tracciate dal pennarello nero. Cercai di andare più in profondità possibile, ma continuavo a non sentire dolore. Il cremisi si mischiò all’eburneo, roso e nero, rosso e nero, rosso e nero, rosso e nero, rosso e nero…

Guardo la croce incisa sulla mia mano, la giro su e giù, ora chiamo il serpente, ora la vergine che lo schiacciò. E se dessi un nome a tutte le situazioni? Diciamo che il buio si chiami, poniamo un esempio, Tipharel e la luce Necrodine. E quando sono triste, potrebbe chiamarsi Neezariel. E il rimorso, lo chiamerei Hum, e la colpa Avzaar. E quando vi parlerò, userò questi nomi, perché le parole escano come una cortina di fumo dalla mia bocca, nascondendomi al vostro sguardo.

Il campanile batte le ore, questo l’ha già detto qualcuno. E, mi sembra, hanno già detto anche queste parole: Santa Maria, Madre di Dio, Prega per Noi Peccatori, Adesso e nell’Ora della Nostra Morte…

Prega per noi, nell’ora della nostra morte. Siamo mosche sul soffitto, appese a testa in giù. Prega nell’ora della nostra morte. Siamo fotocopie in bianco e nero di originali a colori. Prega per la nostra morte. Siamo il centro dell’universo. Prega la morte. Siamo navi, siamo panini, siamo luci, siamo missili, siamo pannelli solari, siamo nelle cloache, siamo insetti che vivono abbarbicati ai vetri, guardando il mondo che sta fuori. Prega.

Guardo la croce incisa sulla mia mano, la giro su e giù, ora chiamo la vergine, ora chiamo il serpente che fu schiacciato. Troppo comodo essere Cristo, troppo comodo prendersi tutte le colpe. Maledetto bastardo, dammi il tuo posto. Sono un esperto in sensi di colpa. Anch’io voglio la mia parte… E pensi che la crocifissione sia stata una tortura? Prova un po’ a conviverci, con la colpa, al posto di farti ammazzare. Guarda in faccia quelli che ami, stronzo, e sputagli in faccia il tuo disprezzo, poi prova ad andare avanti come se nulla fosse, vedrai se non preferiresti essere appeso alla croce. Pensi che sia bello aspettare l’inferno, senza certezza che esista neppure quello? Morire, l’unica realtà che conosciamo da queste parti, non è poi così allegro. E come cazzo hai osato far vedere la tua faccia immortale in questo merdaio, giusto per mostrarci il medio e dire: "datemi i vostri peccati, datemi le vostre colpe." Prenditela, la mia colpa, se ci riesci.

Sono mutewinter e approvo questo post. 23:24 | link | commenti (18) |
Re: croci, il diavolo

 

09/07/2005
Croci. 1

E così ho disegnato tutte quelle croci: una sul palmo della mano sinistra, la mano del diavolo, una sul soffitto, proprio al centro della stanza, una sulla fronte, piccola, appena accennata, ma io sapevo che era lì. La notte, ho sognato gli alberi davanti alla mia finestra come se fosse giorno, agitati dal vento, un mare di foglie, e al mattino, quando mi sono svegliato, le croci erano invertite. Qualcuno le aveva cancellate, e poi ridisegnate capovolte. Ho guardato la statuetta della Madonna, quella con l’acqua di Lourdes dentro, e mi è sembrato che adesso contenesse un liquido più denso, rossastro. Al buio, emetteva una strana luminescenza, come se fosse stato fosforescente.

Ho fumato più canne di quanto non mi ricordi, e mi sono messo a guardare la statuetta. Le facevo cenno con la mano sinistra, mostrandole, sul palmo aperto, la croce rovesciata. E, all’improvviso, ha iniziato a muoversi. L’avevo girata di tre quarti, e adesso stava cercando di voltarsi completamente verso di me. Ma non ci riusciva. Vedevo il corpo della madonnina che si torceva, mantenendo le mani misericordiosamente aperte davanti a sé, e sentivo la sua agonia mentre cercava di straziare le sue carni per volgersi a guardarmi.

Il liquido rosso dentro alla statua iniziava a colare fuori, prima in singole gocce, poi in rivoli sempre più consistenti. Le croci che mi ero dipinto sul corpo le impedivano di raggiungermi, e sfaldavano la sua consistenza divina. Allora mi sono sentito fortissimo, ed ho alzato ancora più in alto la mano, come un prete che cerchi di scacciare il demonio. Come godevo di quel sottile sovvertimento delle regole!

Per ore siamo stati a giocare così: lei mi diceva “ti amo,” ma era solo un gioco, io le dicevo: “non toccarmi”, e lo intendevo davvero. Lei diceva: “lascia che tocchi il tuo corpo,” e io dicevo: “leggi il libro”. Che libro intendi?, che libro… Non voglio che mi tocchi, girati completamente verso di me, se puoi… Ti prego, per il sangue del Figlio… I miei sensi di colpa, come se fossi stato solo io a stroncare una vita sul nascere… Ma tu hai paura, le croci non le ho dipinte io, sei stato tu… E se sei veramente vergine, e se essere vergini significa qualcosa, dovresti essere cieca, e sorda, e muta.

Sono mutewinter e approvo questo post. 16:50 | link | commenti (17) |
Re: croci, il diavolo